ROMA – C’è un’alchimia speciale che si sprigiona quando un classico intramontabile incontra una regia sapiente e rispettosa. È quanto accaduto al Teatro Delle Muse, dove la messa in scena di “Miseria e Nobiltà” ha riscosso un successo travolgente, merito delle interpretazioni magistrali dei suoi protagonisti: Wanda Pirol, Rino Santoro e Geppi Di Stasio.


A differenza di gran parte della produzione scarpettiana, spesso debitrice del repertorio francese, Miseria e Nobiltà (1888) è un frutto purissimo della penna di Eduardo Scarpetta. Il regista Geppi Di Stasio, che frequenta quest’opera da oltre vent’anni, ha scelto di portarla in scena con un approccio che unisce il rigore della tradizione alla freschezza della modernità.
Oltre la povertà: la satira dell’animo
L’allestimento mette in luce come la forza della commedia risieda in una profonda analisi sociale: la “miseria” non è una semplice condizione economica, ma una meschinità d’animo, così come la “nobiltà” va intesa come elevazione spirituale ed erudizione. Il pubblico ha potuto ammirare un primo atto magistrale, dove il disagio della fame prepara il terreno per i ritmi serrati e i “funambolici lazzi” della seconda parte.
L’innovazione e il cast
La vera firma di Di Stasio in questa produzione è stata la scelta di snellire i dialoghi per renderli pienamente fruibili oggi, inserendo un’intrigante chiave di lettura basata sul “Teatro nel Teatro”.
Oltre alle straordinarie prove dei tre protagonisti, il successo dello spettacolo è merito di un cast d’eccellenza che vede sul palco Roberta Sanzò e Antonio Lubrano, insieme a Marisa Carluccio, Carlo Badolato, Giuseppe Vitolo, Margherita Cellini, Michele Paccioni, Tania Garardo, Alessio Fabiani e Fabrizia Sorrentino.
Un trionfo corale che ribadisce come la tradizione napoletana sia una materia viva, vibrante e ancora terribilmente attuale.








